Primi contrattempi

[…]
Il giorno successivo i ragazzi erano pronti, e i bagagli preparati insieme a tutto l’occorrente. Le borse contenevano molti libri ed effetti personali, insieme ai loro vestiti e a quelli di Bob e della moglie. Le valigie stavano per essere caricate in macchina quando il telefono di Bob squillò.
Bob rispose al telefono e per tutta la durata della conversazioni la sua espressione non lasciava trasparire niente di buono. “Che c’è Bob” chiese la moglie. Uno dei nostri clienti arriverà in città un giorno prima, disse Bob, martedì piuttosto che mercoledì!
Bob dovremo rinunciare a partire?
No! Ma durante il viaggio verso l’aeroporto dovrò passare dall’ufficio e preparare un resoconto in previsione del meeting, ma non ci vorrà molto tempo!
Erano le 10:30 quando Bob lasciò l’ufficio, diretto verso l’aeroporto. Bob era preoccupato per non poter presenziare il meeting. Aveva lavorato duramente sul progetto per oltre un mese e nessuno era preparato quanto lui.
Arrivati all’aeroporto portarono fuori l’aereo dall’hangar.
Il collega che avrebbe fatto la presentazione era un semplice impiegato senza alcuna creatività e la presentazione non sarebbe stata la stessa.
Punto di decisione: a causa di fattori imprevisti, Bob era arrivato all’aeroporto con la testa rivolta alle questioni del lavoro, avrebbe iniziato le check esterne da lì a pochi minuti ma non riusciva a non pensare al meeting a cui non poteva partecipare.
Bob si trovava ad un bivio: continuare le ispezioni esterne con la testa rivolta altrove o prendere un profondo respiro, liberare la mente e pensare solo al volo?
Bob non dipende da te, ma adesso non roviniamoci le vacanze che abbiamo aspettato per così lungo tempo disse sua moglie.
Hai ragione, dì ai ragazzi di mettere i bagagli in aereo, io farò una chiamata al servizio metereologico.
(segue)

Decollati da Marina di Campo, in salita per 7,500ft

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Primo bivio

[…]
Alle dieci di sera Bob chiamò il servizio gratuito FSS richiedendo informazioni del meteo lungo la rotta prevedendo di partire alle 11 di mattina.
L’addetto, prese tutte le informazioni necessarie, e tornò al telefono con le previsioni: “c’è una bassa pressione estesa in Tennesee e il Kentucky. Nashville nelle ultime 6 ore ha avuto un ceiling inferiore ai 1000 piedi. Un moderato fronte freddo si estende da est di Nashville fino a Birmingham. Il centro della bassa pressione è prevista in movimento verso est. A Knoxville la copertura sarà broken a 3000 e domani il ceiling in diminuzione nel pomeriggio. Ad Anderson aspettiamo buone condizioni di volo VFR fino a mezzogiorno, poi il maltempo si sposterà qui con nuvolosità scattered e broken tra i 2000 e i 3000 piedi dopo le due del pomeriggio, e la possibilità di un temporale, in questa fase dell’anno, sarà concreta.
Bob cercò di trascrivere le maggiori informazioni possibili.
“Grazie, richiamerò domani mattina per maggiori informazioni e inoltrare un piano di volo” e riattaccò.
Punto di decisione: le previsioni confermavano condizioni idonee ad un volo VFR,  e un peggioramento nelle ore pomeridiane.
La partenza stimata  alle 11:00 avrebbe comportato un peggioramento delle condizioni meteo durante la fase del volo, ancora prima di arrivare a destinazione.
Bob si trovava ad un bivio: anticipare il volo o lasciare tutto invariato?
Bob comunicò alla moglie le sue intenzioni di anticipare la partenza a causa del meteo. Le decisioni di Bob erano chiaramente dettate da una effettiva conoscenza delle previsioni meteo. Una buona decisione aveva comportato una seconda buona decisione.
Bob stava formando una buona catena di decisioni ancor prima del giorno della partenza.
(segue)

Cercando un varco col D-EPRT

Punto di decisione

I piloti sono spesso vittime degli eventi, soprattutto quando una decisione è la conseguenza di precedenti azioni, come anelli di una catena, l’una strettamente connessa all’altra. In queste situazioni se il pilota non è capace di prendere le decisioni migliori il pericolo di mettersi seriamente nei guai è un rischio concreto. Identificare i punti di decisione, è quindi importantissimo durante lo svolgimento di un volo.
I piloti devono essere attenti e saper individuare quando è il momento di prendere una decisione.
Prendiamo in esame un tipico volo VFR e analizziamo i momenti topici e le conseguenze delle azioni prese.

Bob è un pilota privato. Insieme ad altri suoi due amici ha deciso di acquistare un Piper PA-28. I tre soci sono dei perfezionisti e quando si tratta di manutenzione non lasciano niente al caso. Se c’è qualcosa che non funziona viene riparato immediatamente, l’aereo è vecchio, ma in ottime condizioni. Bob e sua moglie hanno a lungo aspettato di essere liberi per fare un volo, aspettando il momento giusto per una piccola vacanza sulle montagne insieme ai loro due figli. Si organizzarono per essere liberi lunedì e martedì pianificando di partire il sabato così da garantire loro il tempo necessario. Bob prenota quindi l’albergo per le notti di sabato fino alla mattina di martedì. Il volo pianificato da Bob, il venerdì sera, prevede la partenza dall’aeroporto base di Franklin County, Georgia, fino a Andrew-Murpy nel Nord Carolina a ridosso delle Smoky Mountains.
Bob aveva intrapreso lo stesso volo in una bellissima giornata di ottobre. I colori autunnali della vegetazione montana lo avevano lasciato senza fiato, e adesso a maggio, sperava di rivivere le stesse emozioni.
Punto di decisione: Bob aveva lavorato tutta la settimana e non aveva avuto tempo per occuparsi delle previsioni meteo che avrebbero interessato il volo e l’evoluzione del meteo era quindi una totale incognita. All’approssimarsi del fine settimana si era ripromesso di dare un occhiata al meteo ma era stato distratto da impegni richiesti dal lavoro.
Bob si trovava ad un bivio, dare un’occhiata al meteo stanotte, o aspettare domani, il giorno del volo, dove avrebbe avuto maggior tempo a disposizione?
(segue)

In volo con il D-EPRT verso Losinj, lasciando la costa romagnola.

Percezione selettiva ed egotismo

[…]
Il secondo ostacolo da superare, una volta consapevoli della necessità di migliorare la nostra Airmanship, è quello di occuparsene. Molti di noi sono disposti ad ammettere che la disciplina è una sfida che ci permette di migliorarci come piloti, ma allo stesso modo siamo occupati su altre sfide, pianificando di lavorare sulla disciplina in un secondo tempo…
E’ facile pensare che molti di noi sono persone che hanno una molteplicità di impegni, tutte le quali richiedono tempo, concentrazione, ed energia. Forse dovremmo farci la seguente domanda: “di tutte le nostre attività, quale può esserci fatale?” La risposta può essere l’incentivo a priorizzare il lavoro, dedicando i nostri sforzi in questa direzione.

Percezione selettiva

La memoria è strana. Non siamo sempre degli osservatori obiettivi come a noi piacerebbe pensare.
La nostra memoria non funzione come un video che registra fedelmente e obiettivamente gli eventi che vediamo e sentiamo. La nostra mente è in grado di filtrare, alterare e ricostruire quella parte di memoria che non fa parte della nostra percezione. Tendiamo quindi a ricordare soprattutto gli aspetti piacevoli, dimenticando aspetti che hanno un unico denominatore; i ricordi spiacevoli e gli eventi sgradevoli.
Ricerche in questo campo, hanno dimostrato come la nostra mente riscrive la realtà adattandola ad una immagine che abbiamo di noi stessi. Intuitivamente questo è vero anche nei nostri ricordi del volo, ricordando situazioni come atterraggi con il vento al traverso particolarmente riusciti, ma abbiamo difficoltà a ricordare eventi che ci hanno messo in difficoltà.
Il pericolo è quindi quello che la nostra memoria selettiva può convenientemente bloccare tutte quelle cattive abitudini ed eventi caratterizzati da scarsa disciplina.

Egotismo

Un altro problema che può compromettere la nostra disciplina è ciò che viene definito come egotismo o idealizzazione, ed è strettamente legato alla nostra percezione selettiva ossia la tendenza a credere di operare al massimo delle nostre capacità e che non c’è ulteriore spazio per un eventuale miglioramento. L’idealizzazione è strettamente relazionata con l’egotismo in quanto riteniamo, erratamente, di essere migliori di quanto siamo in realtà. Spesso i piloti si affidano ai loro soddisfacenti risultati per auto-convincere se stessi, e gli altri, della bontà della loro Airmanship. Questo è il loro pensiero: “sono appena atterrato con un vento al traverso di 20 nodi, come posso pensare di avere problemi di tipo disciplinare? Ho eseguito l’avvicinamento con perfetta disciplina!” Questa logica è chiaramente imperfetta. Allo stesso modo che un buon avvicinamento non fa di un pilota un eccellente pilota abilitato al volo strumentale, un esempio di buona disciplina non fa di lui un pilota disciplinato! In effetti può avere un effetto opposto inducendo eccessiva fiducia in se stesso e auto-compiacimento.

La morale è che tutti noi dovremmo considerare la nostra personale disciplina come qualcosa da migliorare. Se riteniamo di non averne bisogno, consideriamo attentamente ciascuno dei meccanismi sopra descritti. Difficoltà nel riconoscerne le nostre carenze, percezione selettiva, egotismo sono tutte condizioni pericolose per un pilota, poiché una volta entrati in questa logica siamo spesso inconsapevoli e spesso incapaci di realizzare quello che stiamo facendo.
Come è pensabile chiedere a noi stessi di correggere qualcosa di cui non siamo consapevoli?

In volo verso Genova

Lungo il sentiero della “perfetta” Airmanship

Tutti noi commettiamo imprecisioni nel campo della disciplina del volo e spesso tendiamo a non ammetterlo. Ho visto più di una volta piloti modificare, imbrogliando il piano di volo perché arrivati in ritardo a destinazione. Ma il punto è riconoscere questi comportamenti come errati e impegnarsi a eliminarli, un percorso di miglioramento che dovrebbe essere un nostro obiettivo comune. La conoscenza del vero significato della “disciplina del volo”, è il primo passo per essere dei piloti migliori, ed essere da esempio anche per gli altri piloti con cui condividiamo il cielo. La conoscenza che abbiamo accumulato attraverso la nostra esperienza ci pone in un gruppo selezionato di piloti in grado di riconoscere quelle che sono le cattive abitudini e lo sforzo per correggerle. Ma la sola conoscenza, non è ovviamente sufficiente a migliorarsi, è necessario rimpolpare la conoscenza della disciplina in volo attraverso il modo di volare e il contesto in cui operi abitualmente. La consapevolezza dell’importanza a migliorarsi in quest’area così critica e fondamentale dell’airmanship, può essere la più difficile.

Il primo ostacolo da superare per migliorare la nostra disciplina in volo e riconoscere i nostri errori e superare la convinzione che sono gli altri i colpevoli della nostra scarsa disciplina, riconoscendo la possibilità che anche noi possiamo essere vittime come gli altri delle stesse debolezze dei piloti di cui leggiamo nelle relazioni d’inchiesta. È possibile immaginare che anche noi siamo parte del problema delle 90280 infrazioni commesse dal 1988 al 1994?
Il rifiuto nel riconoscere questa nostra carenza può essere di molti tipi e poiché è il primo passo lungo il sentiero della perfetta Airmanship è spesso anche il più difficile da affrontare. Uno dei modi più semplici per non affrontare la questione, è quella di -semplicemente- ignorarla.
Dimmi se non hai mai sentito la seguente frase: “possiamo parlare fino allo sfinimento del Human Factor, ma finché non è possibile insegnare la capacità di giudizio, tanto vale parlare di qualsiasi altro argomento“.
Molte sono le ragioni che rendono così spiacevole questa discussione, forse per alcuni è una questione di indisciplina personale, meglio quindi ignorare il problema.
Quest’atteggiamento è la versione psicologica di un assioma della fisica: un corpo in stato di quiete, rimarrà tale fino a che non verrà perturbato da una forza esterna: chiamiamola inerzia emozionale!
(segue)

In finale a Genova

Dodici minuti, ma la preparazione di una vita

[…]
Durante l’avvicinamento il controllore lo passò alla torre. Il pilota ricevette quindi l’autorizzazione ad atterrare su una qualsiasi delle due piste. La brezza da terra era ancora presente come al momento del decollo. La pista in uso, per atterrare con il vento in prua, era quella che richiedeva una planata più lunga, ma le azioni disciplinate intraprese nella fase iniziale gli garantirono questa opportunità, dovendo infatti addirittura aumentare l’attrito per garantirgli una discesa standard.
Il resto dell’episodio avvenne senza problemi, il team aveva funzionato perfettamente e una buona preparazione aveva garantito la riuscita dell’emergenza. È evidente che il pilota aveva pensato alle sue azioni ancora prima che queste si verificassero ed era certo delle proprie capacità e delle proprie azioni.

A cosa si deve attribuire questo successo?

Dodici minuti di azioni disciplinate, ma la preparazione di una vita. Quest’esempio dimostra che la disciplina significa ammettere le proprie limitazioni e attivamente ricercare risorse addizionali, in questo caso un passeggero e un controllore del traffico efficiente.
Preparazione, abilità, gestione dei carichi di lavoro e attenzione al dettaglio fecero la differenza!
Molte lezioni possiamo apprendere da questo caso. Per primo, è necessario un accurata pianificazione che significa riflettere e pianificare l’inaspettato. Nel caos che segue l’emergenza, una risposta semplice è spesso la migliore. Per secondo, la disciplina della comunicazione significa saper quando parlare come saper quando stare in silenzio. Infine ricorda che nella concitazione di un’emergenza è facile ripiegare su abitudini acquisite, siano esse buone o cattive, quindi quando vai in volo ricordati di mettere in pratica le buone abitudini attraverso un uso sapiente della disciplina.

In salita, verso gli Appennini

Il passeggero come parte del team

[…]
Tutte le sue azioni erano precise e ordinate garantendogli un dividendo importante nelle fasi di emergenza. Ma tutto questo naturalmente non poteva essere sufficiente in un contesto del genere.
Vediamo come questo pilota affrontò il resto dell’emergenza.
Le successive azioni del pilota, erano come da manuale in una procedura di emergenza: analizza la situazione è intraprendi le azioni appropriate!
La situazione era chiara, aveva perso l’unico motore a disposizione, ma quali azioni erano quelle necessarie? Il pilota valutò di aver bisogno di aiuto ed egli sapeva a chi rivolgersi.

“Passai a mia moglie le procedure di emergenza da leggere e nello stesso momento chiusi la valvola del carburante, mantenendo la velocità costante e allertando l’avvicinamento che avrei spento il transponder”

Utilizzando il passeggero nella lettura della checklist il pilota mise in pratica due aspetti critici della disciplina in volo. Per primo, organizzò il lavoro attraverso la creazione di un team, dedicando così maggiore attenzione e tempo alla conduzione dell’aereo. Una planata perfetta era necessaria in questa situazione, l’ammaraggio come unica alternativa. Secondo, il pilota eliminò il rischio di dimenticare un passaggio della checklist in un momento di particolare concitazione.
Adesso poteva concentrarsi tenendo in vista l’aeroporto e mantenendo la velocità di massima efficienza.
(segue)

Inverno sull’Appennino, lungo la tratta da Pavullo