Un nuovo concetto di consapevolezza situazionale

[…]
Quando sull’aeroplano convenzionale si intende livellare, la tecnica suggerisce di ridurre il variometro a valori prestabiliti, fino ad annullarlo completamente alla cattura della quota desiderata. I piloti fanno affidamento alle indicazioni del variometro e dell’altimetro per mantenere e verificare il mantenimento di una altitudine.
Sull’aeroplano glass cockpit, l’aereo passa invece da una fase di climb ad una di capture con una simbologia convenzionale. Successivamente raggiunge la fase di cruise.
Il seguente esempio, tratto da un ASRS (Air Safety Report System ), merita attenzione: “We missed the crossing altitude by 1000 feet. The captain was… busy trying to program the FMC. Being new in an automated cockpit, I find that pilots are spending too much time playing with the computer at critical times rather than flying the aircraft.”
Non tutto quindi è “visibile” e sotto controllo come si pensa!!!
Aspetti secondari come l’auto trim e una migliore insonorizzazione rendono più difficile la percezione dl movimento dell’aereo nello spazio e la perdita di quelle sensazioni così poeticamente descritte da Wolfgang Langewiesche nello splendido “Stick and Rudder: An Explanation of the Art of Flying”.
Da qui la necessità di un nuovo concetto di Situational Awareness (SA).
Entra quindi in gioco l’importanza di una razionale suddivisione di compiti, tra il pilot flying e il safety pilot, aspetto per il momento mai affrontato durante le lezioni teoriche negli aeroclub.
Il pilota che tenendo sotto controllo la miriade di informazioni presenti sul PFD e il MFD sicuro di avere un pressoché perfetto controllo del mezzo e dell’environment, rischia in realtà di distrarsi generando quindi una riduzione o perdita della SA. Se da un lato, quindi si esalta la sicurezza del volo, dallʼaltro si rischia di perdere quella consapevolezza indispensabile per una corretta conduzione del volo.
Per ridurre al minimo l’errore è quindi necessario acquisire un diverso approccio al volo e ricordare che dalla tecnica non giunge la salvezza (questa legata sempre all’uomo), ma almeno è garantito l’aiuto.

L’Isola d’Elba da 5000 piedi

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