IMC…nient’affatto previsto!!

[…]
“A proposito di IMC involontario, vorrei condividere questa mia esperienza, per fortuna finita bene e che, pur negativa, ha notevolmente arricchito il mio patrimonio esperenziale di pilota, infondendomi la profonda convinzione che la sicurezza si fa volando quanto più possibile (con cervello) e studiando per aumentare la propria preparazione di base in fatto di meteo, navigazione, tecnica di volo.
I fatti. La scorsa primavera io ed il mio socio decidiamo insieme ad altri due amici di fare un bel volo da Roma a Taranto a bordo di due Sierra avanzati. Il giorno prima pianifichiamo la rotta e controlliamo le previsioni meteo, sicuramente non ottime, con possibile leggera pioggia lungo la rotta; ma ciò non ci spaventa anche perché abbiamo deciso che, se il tempo fosse peggiorato, saremmo ripartiti il giorno dopo.
Primi due errori: troppa voglia di partire e, pur avendo rilevato la presenza di nubi e precipitazioni sulla Puglia, abbiamo dato per scontato, visto il territorio pianeggiante, di poter passare sotto senza controllare l’altezza delle basi nubi.
L’indomani ci troviamo al campo alle otto del mattino e, dopo aver inoltrato il piano di volo all’ATC, decolliamo alla volta di Taranto con carburante per oltre quattro ore di volo, nonostante la tratta sia di circa 2 ore e 20 minuti, per tenerci ampi margini di scelta in caso di dirottamento su un alternato o inconvenienti vari (scelta che risulterà strategica). Dopo il decollo, puntiamo subito sulla valle di Frosinone, superiamo Teano ed entriamo nell’entroterra con meteo non perfetta ma comunque volabile, e passato il confine FIR di Brindisi puntiamo su Benevento.
Giriamo e scendiamo, giriamo e scendiamo
Appena dopo Benevento ad un quota di 3500 piedi QNH, mentre dirigiamo su Lavello, ci troviamo a volare tra due strati di nuvole: quello superiore a circa 5000 piedi e quello inferiore a circa 2500 piedi, uno scattered con contatto visivo con il suolo. Proseguiamo e la situazione peggiora:Inizio a vedere distintamente le TV accese dentro le case… Penso a quanto tempo passerà prima che colpisca qualche ostacolo che non riuscirò a vedere lo strato superiore rimane sui 5000 piedi, ma quello inferiore si compatta e sale sino a circa 3000 piedi e noi, che voliamo sempre a 3500 piedi, iniziamo ad avere fastidio agli occhi per via del bianco nonché a sentire un po’ di inquietudine. In prossimità di Grottaglie, quindi vicinissimi alla meta, chiamo un amico che si trova a Taranto, il quale mi dice che la zona è sgombra e che il maltempo che stiamo incontrando era in effetti passato prima da loro. Mi rinfranco, ma proprio in quel momento l’aereo davanti a me – con un pilota più esperto – mi chiama dicendomi che non se la sente di proseguire: immediatamente acconsento ad un “180°” senza accennare alla chiamata appena ricevuta, per non influenzare la sua decisione e non forzarlo nel fargli fare cose che non si sentiva di fare. Iniziamo la virata e appena, siamo a 90° gradi, l’aereo davanti mi chiama dicendo di aver visto uno squarcio tra le nubi che consente di scendere e quindi di proseguire verso Taranto. Inizia a scendere e lo seguo dopo aver ulteriormente allargato la formazione. Non vedo il buco tra le nubi fino a che non ci sono quasi sopra, e capisco subito che ho fatto una stupidaggine. L’apertura è strettissima e turbolenta. Immediatamente riduco alla velocità di manovra per non stressare la cellula ed avere maggiori margini e ratei di virata più stretti; per stare dentro l’apertura, dai bordi non proprio netti, senza entrare in nube sono costretto ad inclinare la virata ben oltre i 45 gradi. Nel frattempo la mia pregressa esperienza volovelistica mi consiglia di mettermi a specchio con l’altro mezzo per poterlo sempre avere a vista, nonostante siamo circa 200 piedi più alti. Giriamo, e scendiamo, giriamo e scendiamo, giriamo e scendiamo, sotto un terreno tutto nero. 2000 piedi, giriamo e scendiamo. 1000 piedi, giriamo e scendiamo. Usciamo sotto i 400 piedi con un terreno a circa 200 piedi.”
(segue)

Meteo marginale!

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