Una missione di routine..

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L’equipaggio del C-130 era in missione di routine. Il meteo a destinazione VFR, la temperatura 24 gradi. L’aeroporto di destinazione non aveva l’assistenza radar e l’equipaggio era pronto per un avvicinamento VOR/DME. La discesa venne effettuata in ritardo, ed al primo fix (iaf) si trovava a 9000 piedi. Con il campo in vista, richiesero una virata a 360° per smaltire ulteriormente quota. Il copilota eseguì la virata, ma nonostante questo, una volta completata, la quota ancora non consentiva un avvicinamento in sicurezza. L’equipaggio entrò quindi in circuito a vista per un ulteriore tentativo. Il pilota configurò l’aereo con il carrello ancora retratto e 20% di flaps. Quando in finale, abbassò i flaps al 50% ed estrasse il carrello. Il C-130 atterrò veloce a metà pista, lunga più di 5400 piedi, impattando a fine corsa contro la recinzione.
Sette dei dieci membri dell’equipaggio riportarono varie ferite, e tre perirono. L’aereo venne completamente distrutto dalle fiamme.
L’equipaggio era composto da personale estremamente esperto.
L’aeroporto è situato in una zona montana a 7500 piedi di altitudine ed è incluso in un “advisory” che richiede una speciale qualifica per il pilota ai comandi. La pista in pendenza con un dislivello di 100 piedi crea una strana illusione, il cui risultato è la tendenza ad un avvicinamento ripido con un rateo di discesa significativo o un atterraggio lungo. La cartina di avvicinamento riporta le cautele e le avvertenze relative al terreno e i ratei di discesa. Il pilota non era mai stato prima a quest’aeroporto e non venne esaminata alcuna documentazione presente durante la pianificazione. Prima di intraprendere il volo il copilota chiese al pilota quale configurazione adottare durante l’atterraggio, che di prassi sarebbe dovuta essere discussa in fase di pianificazione. Il pilota rispose che probabilmente durante l’avvicinamento avrebbero estratto i flaps al 50% e poi full in finale, concludendo dopo aver esaminato la cartina di avvicinamento, di configurare l’aereo a 600 piedi, ma questa osservazione non venne recepita da nessuno dell’equipaggio. Il calcolo della distanza di atterraggio nella varie configurazioni obbligava il pilota a toccare entro 737 piedi, altrimenti l’atterraggio sarebbe risultato lungo, ma questo aspetto non venne discusso durante il briefing pre-volo.
Questa, la catena degli eventi, che portò all’incidente, dove è evidente la grave carenza disciplinare.
(segue)

Foschia al suolo che non compromette la visibilità orizzontale

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