“Peer pressure”, stress, indisciplina

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Un secondo caso riguarda una premeditata inosservanza delle regole dovuta a “peer pressure“, fattori di stress esterni e indisciplina in volo. In questo caso è chiaro come ad ogni livello delle organizzazioni ci può essere un impatto diretto o indiretto sulle regole disciplinari. Anche se si tratta di un caso in ambito militare vedi come i fattori personali possano applicarsi in generale.
Il volo in questione riguarda due caccia militari in formazione in missione addestrativa. Il leader (istruttore) aveva effettuato un briefing all’allievo di una missione che riguardava un volo tattico di intercettamento. Verso la conclusione, l’allievo comunicò all’istruttore che stava esaurendo il carburante. L’istruttore lo invitò a mantenere 350 nodi e iniziare una salita per esercitarsi in una manovra a forbice. La manovra andò avanti rapidamente con entrambi gli aerei a bassa velocità superandosi l’un l’altro. Durante la manovra si verificò un impatto, uccidendo l’istruttore e permettendo all’allievo di eiettarsi con lievi danni.
L’istruttore 32enne aveva all’attivo 2769 ore di cui 987 sul tipo e 389 come istruttore. L’allievo 38enne in addestramento per currency con 1000 sul tipo e 459 come istruttore veniva descritto come un ottimo allievo. Cosa poté causare la perdita di controllo da parte di due piloti così esperti? Il Fattore Umano può fornirci delle indicazioni. Il pilota istruttore aveva ruoli di rilievo nell’organizzazione e durante il tempo libero stava studiando per un master, e si dilettava a giocare a basket. Inoltre era convalescente dopo una settimana di influenza. Nelle precedenti ore aveva dormito solo 13 ore nelle precedenti 48 ore.
Entrambi i piloti aveva violato le regole, l’istruttore volando una manovra senza che questa venisse chiarita durante il briefing causando confusione nell’allievo, inconsapevole delle richieste dell’istruttore, ed entrambi fallendo nel rispetto delle regole di ingaggio non arrestando la manovra quando questa diventava pericolosa perché sotto la quota minima di sicurezza. Una rottura totale delle competenze di istruttore, perdendo il self control e considerando l’allievo come un pari pilota. Questo il risultato di una personalità competitiva ma affaticata. Dalla commissione incaricata emerse che l’organizzazione aveva fallito sovraccaricando l’istruttore di troppe mansioni e nel far rispettare molte regolamentazioni. L’allievo responsabile di non essere stato capace di fermare la manovra quando questa ormai eseguita a una velocità troppo bassa.
Ancora una volta le regole esistono per un motivo, e ci sono molte più ragioni per seguirle che per disattenderle.
(segue)

Volo invernale sugli Appennini

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