Hazards associated with knowledge and experience

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There is usually an underlying cause for poor judgment, and it is often a drive to accomplish a personal objective or hidden agenda. Aviators must be consciously aware of these tendencies and take a mature approach when competing personal interests conflict. The classic example is the case of “get there-itis“, in which the need to arrive at a location interferes with good risk assessment, often causing a pilot to take foolish and unnecessary actions to get somewhere on time. The traditional antidote for this judgment disease is to tell yourself that it’s “better late than never” and to realize that these words could have saved the lives of hundreds of flyers who tried to press too far to get somewhere.
Knowledge, procedures and experience can be double-edged swords, causing decision-making problems if the aviator is not aware of the potential pitfalls associated with each. Our decision making process tends to gravitate to areas of knowledge that we are comfortable with. For example, an expert on an aircraft’s electrical system will look for ac/dc issues in every problem, whereas a golden-hands type will try to fly out of his problem. Unfortunately, the problems that arise in flight are certainly not constrained in this manner. In fact, it often seems as if inflight problems have an eerie way of finding exactly what it is that we don’t know and then exploring it.
Experience, while usually viewed as a positive, can create its own set of unique problems. With experience, aviators develop internal models, or heuristics, with which to make routine decisions more automatic. The explanation of heuristic decision making is a rather complex aspect of aviation psychology. Consider it simply a cognitive shortcut. While this shortcut can be valuable, it also creates a mindset of expectation in which the pilot sees what he believes instead of believing what he sees. The military literature on “friendly fire” fratricide incidents is full of accounts where pilots fired on friendly forces because they expected to see the enemy at a given time or location. General aviation is not immune to this problem, and many highly experienced flyers have fallen into the trap of not giving appropriate attention to a condition that they were accustomed to seeing or a task that they had accomplished successfully in the past. This phenomenon, when compounded by the complacency that often accompanies high experience levels, shows experience to be truly a double-edged sword.
(to be continued)

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Esiste spesso una causa comune alle decisioni errate ed è spesso la spinta ad assolvere un obiettivo personale. I piloti devono essere accorti e consapevoli di questa tendenza assumendo quindi un approccio maturo quando i propri interessi personali entrano in conflitto con quelli della missione. Il classico esempio è il caso del “get there-itis“, quando il bisogno di arrivare a destinazione entra in conflitto con una corretta valutazione del rischio, spingendo il pilota ad azioni stupide e non necessarie per arrivare in tempo da qualche parte. L’antidoto tradizionale per questa cattiva valutazione e chiedersi se “meglio tardi che mai” e realizzare che questa consapevolezza avrebbe salvato la vita di molti piloti che si sono spinti oltre per arrivare da qualche parte.
La conoscenza, le procedure e l’esperienza possono essere armi a doppio taglio, determinando problemi di decision making se il pilota non è ben conscio dei rischi a questi connessi. Il nostro processo decisionale tende a gravitare attorno ad aree di conoscenza che ci sono familiari. Per esempio, un esperto di impianti elettrici tenderà a concentrare la sua attenzione ai problemi connessi all’elettronica. Sfortunatamente i problemi che possono insorgere in volo non sempre sono così identificabili, spesso la natura del problema è proprio di quel tipo che di cui non siamo esperti. L’esperienza spesso considerata positivamente può creare un tipo di problematica particolare. Con l’esperienza i piloti tendono a sviluppare modelli decisionali già precostituiti affidandosi anche all’intuito (euristica). La spiegazione delle decisioni euristiche rende la psicologia del volo una materia decisamente complessa. Consideriamola semplicemente come una scorciatoia. Mentre sotto certi aspetti questa scorciatoia può essere utile, allo stesso modo può costituire un potenziale pericolo. In certe condizioni, l’esperienza può creare una condizione in cui il pilota si autoconvince secondo le proprie aspettative. La letteratura militare è piena di casi di “fuoco amico”, incidenti fratricidi dove i piloti hanno abbattuto aerei amici perché si aspettavano il nemico in quel frangente e in quel luogo. L’aviazione generale non è immune a questo problema e molti piloti esperti hanno fallito non dando la necessaria attenzione a una condizione a cui erano avvezzi o ad un obiettivo raggiunto con successo nel passato. Questo fenomeno se accompagnato da un’eccessiva sicurezza di se dimostra come l’esperienza può davvero essere un’arma a doppio taglio.

5NM to run,  RNW 23

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