Tre semplici domande

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La capacità decisionale di un pilota quindi dipende dalla personale attitudine nel valutare i rischi e prendere le decisioni basate sulla propria conoscenza, l’abilità e l’esperienza, ma alla base di ogni scelta ci deve essere la capacità di valutazione della particolare situazione.
Prima passo: valutare la situazione.
Un’accurata valutazione della particolarità della situazione è il primo e forse più importante passo verso una corretta decision making. I piloti devono essere consapevoli che non esistono soluzioni “ogni tempo” ma che la soluzione dei problemi inizia dalla consapevolezza della situazione in corso. Per primo il pilota deve essere in grado definire la natura del problema, poi deve essere in grado di stimare quanto tempo ha a disposizione per la soluzione del problema, infine valutare il livello di rischio insito nel problema.
La valutazione di una specifica situazione in volo comporta una giusta coscienza situazionale del quadro generale. Semplificando, un pilota che si trova a fronteggiare un problema dovrà farsi 3 semplici domande:
1 qual è la natura del problema? Il pilota determina la natura del problema attraverso tutte le informazioni disponibili. Questo primo passo è fondamentale poiché tutti i passi successivi saranno la conseguenza di questa valutazione.
2 quanto tempo ho a disposizione? La risposta dipende da molti fattori ad esempio le condizioni meteo, il carburante a disposizione, le ore di luce rimanenti, la stanchezza e la natura stessa del problema. La scelta definisce quindi un piano di azione di fondamentale importanza, alla luce dell’inevitabile distorsione temporale tipica delle fasi di emergenza.
3 quali sono i rischi insiti nel problema? Questa fase è pensata per aiutare i piloti a valutare tutti i possibili rischi che la scelta comporta e sviluppare un piano di azione basato su un rischio considerato accettabile. In questa fase il pilota dovrebbe chiedersi se il rischio può mettere a repentaglio la vita, la missione o semplicemente essere un episodio potenzialmente imbarazzante. Altre domande sono richieste al pilota tipo: “e se la pista è chiusa?”, “e se pianta anche l’altro motore?”, “quanto una eventuale riattaccata metterà a dura prova le mie capacità?”.
Queste tre semplici domande aiuteranno a priorizzare gli sforzi nella soluzione del problema, relativamente alle altre fasi del volo, per divenire un approccio standard a situazioni impreviste o di emergenza. Queste possono portare a formulare delle specifiche check-list o procedure per essere di input alla fase successiva della decision making, sviluppando precisi piani di azione.
(segue)

Tra Lucca e Pistoia.

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